Alimentazione in età scolare

Alimentazione in età scolare: in questo articolo cerchiamo di conoscere le priorità nutrizionali degli studenti.

Settembre è il mese dell’inizio di un nuovo anno scolastico.

La ripresa della scuola è un momento che coinvolge tutta la famiglia: figli, mamme e papà, ognuno a modo suo vive questa situazione in modo diverso. I genitori soprattutto hanno la responsabilità, oltre a fornire tutto il necessario per affrontare gli studi, anche della loro alimentazione.

Andiamo quindi ad approfondire tutto ciò che concerne l’alimentazione nell’età scolare.

Innanzitutto è necessario prendere in considerazione tre esigenze fondamentali: l’accrescimento fisiologico, lo sviluppo neuropsicologico ottimale e il mantenimento dello stato di salute a breve, medio e lungo termine.

Come spiegato in articoli precedenti, per una crescita armoniosa è importante far seguire ai bambini sia durante la gravidanza della propria mamma che nel primo anno di vita, per continuare nelle età successive un’alimentazione sana ed equilibrata. Molte evidenze scientifiche negli anni stanno sostenendo che nell’organismo esiste una sorta di “memoria metabolica”, ma questa non influenza totalmente la crescita del bambino e quindi nel tempo si possono avere delle variazioni delle abitudini nutrizionali in base alle necessità metaboliche (sport, danza, etc), sempre aderendo alle raccomandazioni secondo i LARN per tutta la durata dell’età evolutiva, a scopo preventivo.

I fabbisogni energetici degli studenti

L’intervallo di età di uno studente che va dai 6 ai 18 anni si caratterizza per due aspetti: la crescita sia staturale che ponderale con una velocità più o meno stabile, in entrambi i sessi, fino all’inizio dello sviluppo puberale e la successiva accelerazione della velocità di crescita staturo-ponderale e le importanti modifiche della composizione corporea e psicologiche che si realizzano durante lo sviluppo puberale, con le evidenti differenze tra maschi e femmine. Di concerto cambiano anche i fabbisogni energetici che si modulano in base anche alle influenze fisiologiche degli ormoni implicati nello sviluppo fisiologico dell’organismo. Analizziamo brevemente i fabbisogni delle principali categorie di macro e micronutrienti.

Proteine. I fabbisogni proteici di soggetti in età pediatrica vengono calcolati tenendo in considerazione sia le necessità per la crescita che il mantenimento della massa magra. L’assunzione raccomandata tiene conto inoltre della qualità delle proteine della dieta, influenzata a sua volta dalla digeribilità e dalla composizione aminoacidica. Tenendo conto delle più recenti indicazioni per una corretta e sana alimentazione si consiglia un apporto proteico giornaliero pari al 12-15 % dell’energia totale della dieta, privilegiando soprattutto alimenti di origine vegetale.

Lipidi. Per quanto riguarda l’assunzione dei lipidi, si deve tenere conto sia della quantità che qualità ma soprattutto mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione di patologie, cardiovascolari in particolare, limitando gli acidi grassi saturi e trans e raggiungendo adeguati apporti in acidi grassi polinsaturi (in particolare omega-3 e omega-6).

Carboidrati. Le raccomandazioni sui livelli di assunzione dei carboidrati evidenziano un ampio intervallo di riferimento, partendo da un minimo di 2 g di carboidrati per kg di peso corporeo e di non superare il 60 % giornaliero che contribuisce all’energia totale della dieta, soprattutto per quanto concerne il consumo di prodotti raffinati e poveri di fibra. Quali tipologie di carboidrati è meglio far consumare a uno studente? Le linee guida LARN raccomandano di limitare i cibi ad alto contenuto in zuccheri semplici e ad alto indice glicemico (bevande zuccherate, caramelle, dolci, sfarinati non integrali, etc) e di consumare invece regolarmente alimenti ricchi in amido e fibra (cereali integrali, legumi, frutta, verdura).

Vitamine. Tra le diverse tipologie di vitamine necessarie per uno sviluppo armonioso in un periodo molto intenso come quello dello studio, è importante focalizzarsi su due in particolare ovvero la vitamina D e la vitamina B12.

È stato dimostrato da diversi studi epidemiologici che una forte carenza di vitamina D sia una condizione molto diffusa nei bambini, soprattutto tra coloro che per diversi motivi hanno una scarsa esposizione alla luce solare, e durante l’adolescenza fino al raggiungimento del picco di massa ossea. Quindi è necessario impostare un piano alimentare con alimenti ricchi in vitamina D e legati all’assorbimento di fosforo e calcio (latticini, pesce di acqua dolce e salata, molluschi e crostacei, uova, funghi), oltre all’esposizione al sole per almeno 15-20 minuti al giorno, proteggendo la pelle con prodotti specifici per evitare i danni dovuti ai raggi UV.

Sulla vitamina B12 bisogna fare un discorso importante. In natura viene sintetizzata da alcuni microorganismi e dalle alghe e si trova in alimenti di derivazione animale, soprattutto carne, mentre è assente in tutti gli altri alimenti di origine vegetale. Quindi i bambini che seguono una dieta vegetariana o vegana possono incorrere in uno stato di carenza di vitamina B12, quindi è necessario integrare la loro alimentazione con integratori e/o alimenti con vitamina B12 aggiunta.

Minerali. Il calcio è uno dei minerali più importanti per l’organismo, in quanto è implicato in numerose funzioni fisiologiche (coagulazione, contrazione muscolare, trasmissione dell’impulso nervoso, secrezione ormonale) e soprattutto nello sviluppo della massa ossea, specialmente nel periodo prepuberale o durante la pubertà. Quindi è d’obbligo seguire un piano alimentare che preveda un consumo regolare di fonti alimentari importanti di calcio come latte e latticini, legumi secchi, frutta secca oleosa o semi oleosi e verdure a foglia larga. È comunque importante tener ben presente che la concentrazione di calcio nell’organismo è molto condizionata anche dalle sue perdite attraverso l’urina a causa di un’alimentazione squilibrata molto ricca in proteine, sodio e caffeina. Il sodio, importante per il bilancio idroelettrolitico dell’organismo e della pressione arteriosa, oltre che per il mantenimento dell’omeostasi cellulare, lo ritroviamo in molti molti alimenti di consumo quotidiano, quindi è raro avere un deficit di questo minerale in soggetti sani e con una regolare alimentazione. Viceversa, un uso eccessivo di sale in cucina, in aggiunta a quello già presente nei prodotti da forno o confezionati, nei salumi e nei formaggi può portare ad un aumento della concentrazione di sodio e di conseguenza un’elevata probabilità di rischio di ipertensione e patologie cardiovascolari.

Il ferro è indispensabile per il trasporto dell’ossigeno nell’organismo e per il funzionamento di molti enzimi per le diverse funzioni fisiologiche. Negli alimenti abbiamo due diversi tipo di ferro: il cosiddetto “eme”, contenuto negli alimenti di origine animale e in forma altamente biodisponibile e il ferro “non eme”, presente negli alimenti di origine vegetale (legumi, frutta secca a guscio e verdura a foglia verde). Bambini che seguono una dieta vegetariana o vegana e ragazze in età fertile sono più soggetti a carenze di ferro, quindi è necessario concordare con uno specialista dell’alimentazione un piano alimentare che permetta un miglior assorbimento di questo minerale.

La mensa scolastica nella scuola primaria

L’educazione alimentare nelle scuole è uno dei primi passi importanti verso l’educazione alla salute, in special modo nella scuola primaria. L’esperienza scolastica consente al bambino di allargare le proprie abitudini alimentari e di mettersi alla prova con le nuove conoscenze apprese in classe per una maggiore consapevolezza su un corretto stile alimentare e sulle buone abitudini igienico-sanitarie. A tal fine, è importante promuovere progetti di educazione alimentare all’interno della programmazione scolastica al fine di:

  • favorire l’acquisizione di corrette abitudini alimentari ed igienico-sanitarie;
  • favorire la conoscenza delle proprietà nutrizionali e dei vari alimenti;
  • rendere consapevoli i genitori dell’importanza di una sana alimentazione, magari coinvolgendoli direttamente nei progetti per un “effetto a cascata” sulle abitudini alimentari in famiglia degli studenti;
  • educare bambini, insegnanti e genitori ad un consumo sano e sostenibile del cibo e delle risorse del suolo e dell’acqua.

Per quanto riguarda la pianificazione del menu scolastico, lo specialista che se ne occupa deve tenere conto che la percentuale calorica per il pranzo sia pari al 40 % dell’apporto energetico totale giornaliero. I fabbisogni di nutrienti vengono assicurati impostando un menu settimanale variato tenendo soprattutto conto della salubrità dei cibi e della stagionalità specialmente di frutta, verdura e ortaggi, attingendo da tutti i gruppi alimentari. Lo schema base del pranzo a scuola prevede generalmente un primo piatto, un secondo con relativo contorno di verdura, pane e frutta o dessert. Le porzioni garantiscono la copertura dei bisogni nutrizionali che sono pari del 97,5 % della popolazione pediatrica.

Concludendo…

Attenersi al rispetto delle linee guida nutrizionali dedicate agli studenti è il primo passo per aiutarli ad una maggiore consapevolezza nel perseguire una salute ottimale. Gli specialisti della salute (pediatri, medici di base, nutrizionisti e dietologi) hanno il compito di informare le famiglie, gli insegnanti e gli operatori della ristorazione collettiva su tali nozioni (e il più aggiornate possibili), in modo che vengano applicate per il raggiungimento di questo non facile obiettivo. Servirà soprattutto per la prevenzione di future malattie croniche legate a una cattiva alimentazione, patologie che all’attuale ha una tendenza di abbassamento dell’età media della loro comparsa.

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